Il dono dell’ospitalità: quanto ancora siamo simili agli antichi greci?

di Lorenzo Porcini

Pubblicato il 2020-06-13

L’ospitalità era un’azione sacra e faceva parte delle leggi morali non scritte all’interno della società greca da rispettare, dal momento che ci si poteva imbattere nella punizione di qualche dio o dello stesso Zeus considerato il protettore degli ospiti. Tra le vari fonti letterarie che affrontano questo tema, vorrei soffermare la mia attenzione ai versi …

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L’ospitalità era un’azione sacra e faceva parte delle leggi morali non scritte all’interno della società greca da rispettare, dal momento che ci si poteva imbattere nella punizione di qualche dio o dello stesso Zeus considerato il protettore degli ospiti.

Tra le vari fonti letterarie che affrontano questo tema, vorrei soffermare la mia attenzione ai versi 381-462 del libro VIII dell’Odissea. In questo passo è possibile cogliere delle azioni che ricordano il nostro modo di trattare gli ospiti, il modo in cui li accogliamo e come loro ricambiano.

Ulisse approda sull’isola dei Feaci ed un naufrago straniero senza vestiti né averi. Anche se in condizioni misere viene accolto dal re Alcìnoo, ma soprattutto gli viene offerto il ‘dono ospitale’.

 

Per renderci conto di quanto ancora oggi noi inconsapevolmente offriamo il dono ospitale, basta leggere questo passo e mettere a confronto l’ospitalità dei Feaci con la nostra.

 

«Diamogli il dono ospitale, come è pur giusto […] ciascuno un manto lavato e una tunica e un peso d’oro prezioso portate» (versi 390-393). Alcìnoo è il padrone di casa ed invita tutti ad essere ospitali e a fare dei doni all’ospite. Anche per noi accade lo stesso, o a casa o fuori casa quando incontriamo un amico o un parente che viene da fuori, facciamo di tutto per farlo sentire a suo agio e qui, non si tratta solo del padrone di casa, ma spesso accade con tutte le persone vicine a quest’ultimo.

 

«[…] porta un’arca di pregio, quella più bella, e dentro metti un manto lavato ed una tunica. E una caldaia mettetegli al fuoco e scaldategli l’acqua, […], l’ospite gusti il banchetto e goda udendo il cantore» (versi 424-429). In questi versi l’esempio è più chiaro! Sbaglio o quando arrivano ospiti a casa siamo indaffarati a preparare la stanza, le coperte e tutti gli occorrenti necessari, affinché il nostro ospite sia comodo? Per non parlare di quando si organizzano pranzi o cene e questo lo sanno bene le mamme del sud, le quali sono soddisfatte quando gli ospiti vanno via con la pancia piena. Il nostro dono dell’ospitalità non si limita solo ad un pernottamento o ad un banchetto, ma consiste anche i quei gesti naturali come l’offrire un caffè, un pezzo di torta, un biscotto a chiunque entri in casa nostra e, anche se le nostre credenze sono vuote, facciamo il possibile per trovare qualcosa da offrirgli. Mi sbaglio oppure la domanda «Posso offrirti qualcosa?» non scatta in modo naturale ogni volta che abbiamo a che fare con un ospite?

 

«Io questo calice mio, bellissimo, ancora gli dono, d’oro perché ogni giorno di me ricordandosi […]» (versi 430-431). Alcìnoo fa anche un dono ad Ulisse e lo invita a non dimenticarsi di lui. Nell’Antica Grecia l’ospitalità consisteva anche in uno ‘scambio reciproco di doni’. Anche qui è possibile cogliere un altro elemento comune, infatti basta pensare a tutte le volte che siamo stati invitati per una cena oppure un tè e non ci siamo mai presentati a mani vuote. È banale pensare ad un caffè offerto e all’esclamazione «La prossima volta però offro io!». Oppure a tutte le volte che ci fanno un regalo dicendoci «Ogni volta che lo vedi pensami!» e dopo averlo ricevuto corriamo a comprare anche noi un regalo semplicemente per ricambiare il dono.

 

Vi siete ritrovati in alcuni di questi punti? Eppure un’opera così antica che sembra essere per costumi e tradizioni così lontana da noi, in realtà, non è mai stata tanto vicina e contemporanea a noi.

 

Lorenzo Porcini

Fondatore e Social Manager di MondoTV24. Gestisco la parte editoriale e social del sito.

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